Niente da Perdere – anteprima secondo volume della trilogia del Ragioniere della Mafia.

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Ormai era questione di minuti e con la nave cargo proveniente da Marsiglia sarei sbarcato a Genova. Per tutto il viaggio ho pensato alle possibili rotte che avrei potuto fare con questa nave o la sua gemella: Valencia-Casablanca-Dakar e da lì poi proseguire scegliendo tra Boston e New York in America o Vittoria e Rio de Janeiro in Brasile, oppure ancora Freetown e Lagos in Africa. Un viaggio lento ma godibilissimo, un po’ come il giro del mondo in 80 giorni. C’è un sogno in ogni nave e una nave per ogni sogno! Il mio sogno era tornare in Italia prima e dal mio Amore poi. Questo sogno lo avevo fin da piccolo quando a otto anni seduto sui freddi scalini delle Colonne Terminali di Via Appia, l’antica via che collega Roma alla mia città, guardavo il porto cercando di tenere il conto dei traghetti che facevano la spola tra Brindisi  la Grecia, l’Albania e la Turchia. Una volta ne contai più di venti. Questo sali-scendi di auto, tir e persone mi dava la possibilità di guardare tutto dall’alto senza essere visto. in base alle valigie, l’abbigliamento e al loro modo di fare, capivo se quello fosse stato un viaggio di lavoro, di piacere o di “speranza” in particolare per le persone provenienti dell’Albania.  Tutti i pomeriggi ero lì: esattamente al fianco della lastra di marmo che indicava che proprio quella era stata la casa del grande poeta Virgilio e che proprio quello era il posto dove scrisse l’Eneide. Promisi a me stesso che da qualunque parte del mondo sarei andato, sempre e comunque lì sarei tornato. Il fischio della nave che approda a Genova mi riporta alla realtà.  Appena sbarcato cerco degli spiccioli nelle tasche, entro in una cabina telefonica e compongo il numero del cellulare che avevo annotato sul bigliettino prima di entrare nella Legione Straniera.

Una fredda voce femminile registrata mi risponde:

“L’utente da lei chiamato non esiste”.

Controllo sul bigliettino, ma il numero digitato è esatto, allora provo con l’altro numero: “Tuuu, tuuu, tuuu” il telefono della parrocchia del Cardinale Ascienza suona libero, ma dopo vari tentativi non risponde nessuno. Fa caldo, anzi caldissimo e quando vedo una fontana lungo la strada, mi sembra quasi un miraggio. Come un cammello cerco di bere quanta più acqua è possibile, poi mi sciacquo la faccia e mi bagno i capelli. Ora sto molto meglio, decisamente meglio. Quasi senza speranza riprovo a chiamare la parrocchia, ma quando ormai rassegnato sto per riattaccare il ricevitore, incredibilmente mi risponde la voce di una donna anziana che penso sia la perpetua:  “Pronto?”

contento esclamo: “Sono un amico del Cardinale Ascienza, vorrei parlare con lui.”

Lei raffredda subito il mio entusiasmo dicendo: “E’ stato trasferito a Roma nella Santa Sede già da quattro anni, provi al centralino del Vaticano”. La ringrazio e metto giù senza dargli il tempo di farmi domande. Cerco con vari tentativi di mettermi in contatto con lui. Alla Santa Sede però nessuno conosce il Cardinale Ascienza e dopo avermi passato vari interni finalmente una delle massime autorità, con un accento spiccatamente tedesco mi dice: “Si era arrivato qui quattro anni fa un certo Cardinale Ascienza, che diceva di essere stato ordinato a Malta, ma dopo un paio di giorni avevamo scoperto che per anni si era spacciato per Cardinale senza alcun titolo e nel momento che stavamo per mandarlo via l’abbiamo trovato impiccato nella sua stanza. Ma scusi lei chi è? Come mai lo cerca dopo quattro anni?”

Riattacco immediatamente. E’ come se avessi perso tutte le forze in un solo istante, mi  appoggio con le spalle alla cabina e scivolo giù, credendo di morire. Il Cardinale Ascienza era l’unico “trait-d’union” tra me e la “Principessa” di Malta.

Adesso sarebbe stato tutto davvero molto più difficile, perché raggiungerla direttamente voleva dire mettere in pericolo la mia e la sua vita.

Il Capo dei Capi-Famiglia stringendomi la mano, me lo aveva detto chiaramente e Lui ha una parola sola. Quindi se non riesco ad arrivare dalla Principessa e portarla nel Paradiso fiscale dei Caraibi senza lasciare traccia, sarebbe come firmare la nostra condanna a morte.

In mancanza di complici sono costretto ad andare a Malta personalmente, ed è ormai giunto il momento perché è da troppo tempo che aspetto di coronare il nostro sogno d’Amore.

Anche in questo caso ci vuole un piano, ma questa volta non posso commettere errori e la telefonata al Vaticano ha già compromesso la mia “invisibilità”.

Non sono più né Angelo Bianco come il mio passato di Ragioniere della Mafia, né Diavolo Nero, il soprannome che avevo scelto durante il periodo di permanenza nella Legione Straniera, d’ora in poi sarò solo “Magique” il titolo che mi ero conquistato sul campo per essere l’unico ad avere sempre una soluzione adatta ad ogni tipo di problema anche quelli più difficili, ma questa volta è davvero impossibile, perché sono senza soldi e stranamente senza idee.

Decido che se mi avessero fermato, avrei detto che sono solo un ragioniere di Milano che ha perso la memoria e non si ricorda più niente, neanche il suo nome. Mi immedesimo così bene nella parte però, che non mi ricordo più da quale punto sono arrivato e la cosa negativa è che non posso neanche chiedere informazioni a nessuno.

Lungo il cammino procedendo a zig-zag nei carruggi di Genova, anche volendo tutti gli hotel e gli alberghi sono pieni per l’incredibile affluenza al Salone Nautico, uno degli appuntamenti più importanti e famosi al mondo. Qui si possono ammirare dal piccolo gozzo alla nuovissima ammiraglia da crociera appena uscita dai cantieri navali, anche se personalmente preferisco i panfili della Ferretti che hanno uno stile ed una eleganza unici.

Perfino nella malfamata via Pré regno di puttane e gente poco raccomandabile non c’è posto. Le camere delle squallide pensioni sono tutte occupate da prostitute, soprattutto di colore, che adescano i clienti sulla porta e che con questo evento fanno affari d’oro ed altre arrivano addirittura da fuori.

Non so perché ma mi viene in mente la similitudine con quelle bellissime d’alto bordo che facevano la stessa cosa a Montecarlo durante il Gran Premio di Formula Uno. Ragazze di facili costumi che Chantal odiava perché diceva che gli praticavano una “concorrenza sleale”.

Decido che sarei partito la sera stessa.

Ritorno nel Porto Antico di Genova, mi sento come Cristoforo Colombo che proprio da qui era partito 500 anni prima alla scoperta dell’America, mentre io da qui mi sto imbarcando sulla Grimaldi Lines con destinazione Malta passando per Catania. Subito la memoria ritorna all’ultima volta che avevo preso questa nave con quattro amici e pochissime decine di euro con destinazione: Barcellona. Quattro giorni di ordinaria follia fatta di donne, discoteche e alcool senza il problema di dover guidare. Avevamo invertito il nostro orologio biologico, vivevamo di notte e dormivamo di giorno sulle sdraio appositamente allineate sul ponte della nave, mentre il sole a picco su di noi ci stordiva togliendoci le ultime briciole di forza ancora rimaste. L’unico rimedio che avevamo trovato era un tuffo in piscina, talvolta anche vestiti.

Il viaggio è abbastanza lungo e quindi c’è tempo per altri ricordi, tornando indietro nel tempo mi viene in mente quando da Civitavecchia andavo con mio nonno e mio cugino in vacanza in Sardegna dai miei zii. In particolare il viaggio di ritorno dove incontrai una ragazza davvero carina con la quale ci fu un piccolo flirt, mi rimase impressa perché era la figlia di un “Cantastorie” un signore che andava in giro per Roma a fare le serenate sotto i balconi. Comunque ogni volta che sognavo c’era sempre qualcosa che mi riportava con i piedi per terra. Quella volta fu la puzza di formaggio sardo. Sì, quando partimmo da Brindisi eravamo pieni di roba da mangiare per gli zii sardi e per ricambiare gli zii sardi ci riempirono di viveri a loro volta. Si sa le persone mediterranee sono così, solo che a fine agosto con 50 gradi sulla nave c’era un odore nauseabondo di formaggio, mi vergognavo da morire, così passando per lo scompartimento facevo finta di non conoscere né mio cugino né mio nonno, anche se mi sa che poi alla fine quel formaggio l’ho mangiato anch’io.

Durante il viaggio mi viene in mente che la stessa compagnia di navigazione l’avevo usata da Tunisi per rientrare in Italia, quando facevo l’animatore ed ero fuggito dal villaggio di Hammamet perché ero in disaccordo con il capo-villaggio e 39 dinari non bastavano per prendere l’aereo, oppure quando da Barcellona avevamo deciso di andare a Tangeri solo per vedere com’era. Mentre ero sicuro che non sarei mai andato in Libia e mi stupiva sapere che si continuasse senza problemi la rotta nonostante ci fosse una guerra in atto.

Da sempre mi affascina l’idea che un enorme ammasso di ferraglia possa non solo galleggiare, ma addirittura trasportare migliaia di persone con auto e tir in queste autostrade del mare, che tanto bene fanno all’ambiente.

Se dipendesse da me, avrei reso obbligatoria la tratta Salerno-Catania almeno per i tir, in modo da evitare spreco di soldi e tempo sulla Salerno-Reggio Calabria, liberando dal traffico questa autostrada in perenne costruzione. Questa volta però, il mio assomigliava più al viaggio dei 2.000 albanesi sbarcati la prima volta a Brindisi: “Il viaggio della speranza, ….una speranza d’Amore !”

 

 

L’incontro con la Principessa –

 

Arrivato a Valletta davanti al meraviglioso Water Front sono nervoso e ripenso ai magici momenti passati insieme a lei. Rileggo ancora una volta la copia un po’ sgualcita della lettera che avevo conservato, della promessa d’amore fatta alla “Principessa”. Un misto di impazienza e di speranza, attraversa la mia anima. Mi sento come un ragazzino al primo appuntamento. Prendo un taxi e mi faccio accompagnare alla Villa Reale, sono curioso come una scimmia, quindi durante la corsa cerco di sondare il terreno e di sapere cosa sia successo in questi quattro anni di mia assenza; il tassista quasi infastidito della domanda mi racconta che la “Principessa” si è sposata con un Principe del piccolo staterello di Bakilavia per volere del padre e che si è dovuta trasferire lì. Da quel momento tutti la chiamano la “Principessa triste, un po’ come Lady D”, perché i suoi occhi verde smeraldo hanno smesso di sorridere.

Poi aggiunge: “Oggi però e una delle rarissime volte che è qui a Malta”.

Le sue parole mi raggiungono come una coltellata al cuore.

Sono indeciso se continuare e andare contro il volere del destino o voltare le spalle e cominciare una nuova vita.

Dico al tassista di girare e mi faccio riaccompagnare immediatamente al porto con la scusa di aver dimenticato qualcosa. Gli dico di aspettare, mentre cerco un negozio di fiori e dopo aver scelto un mazzo con 29 rose rosse, scrivo su un bigliettino: “Peccato !!!” e lo firmo “Il Ranocchio”, poi gli do una lauta mancia e gli dico di consegnarle personalmente alla “Principessa”.

Il taxista incredulo, mi accompagna davanti al bar del terminal del porto, mi fa un cenno affermativo, mentre io entro, mi siedo e resto immobile quasi ipnotizzato.

La  sconfitta non faceva più parte del mio vocabolario.

Ho la stessa sensazione che ha un sopravvissuto nel vedere la sua auto distrutta portata via da un carro attrezzi dopo un incidente in cui ha perso la sua compagna di viaggio.

Nell’attesa d’imbarcarmi la sera sulla stessa nave dell’andata che ritornava a Catania, ripenso ai quattro anni della mia vita nell’illusione di vivere felice e contento con la “Principessa” come in tutte le fiabe.

In un solo istante, invece, tutti i miei sogni sono svaniti nel nulla, buttati nel cesso per sempre ed ora sto per tirare la catena.

Come se non fosse capitato a me, penso cosa avrebbe fatto adesso un altro al posto mio?

Avrei voluto disperarmi, dare la colpa a lei o semplicemente insultarmi da solo dandomi dello stupido o dell’imbecille.

L’impasse dura ore e ore, poi come mi succede di solito quando finisce una storia d’amore, chiudo una parentesi e ne apro un’altra. Questa volta però è diverso, meglio che faccia punto e a capo o ancora meglio se volto pagina in modo da non poter guardare indietro.

Passano quattro ore e la gente guardandomi imbalsamato pensa che non stia bene o semplicemente che sia pazzo.

L’incantesimo si rompe solo quando il taxista dopo avermi cercato per tutta Malta mi ritrova esattamente nello stesso punto in cui mi aveva lasciato.

Con un sorriso a trentadue denti, mi consegna un biglietto dicendomi:

“E’ della Principessa”, poi guardandosi intorno come per non essere ascoltato da nessuno mi confida: “Domani partirà con una nave da Crociera per un viaggio” poi aggiunge ammiccando: “…da sola!”

Resto ancora immobile come se fossi paralizzato sotto lo sguardo attonito del taxista, che muore dalla curiosità di sapere cosa c’è scritto sul biglietto. Per la prima volta dopo tantissimo tempo ho paura, provavo quel qualcosa che ormai dopo essere stato il “Ragioniere della Mafia” e aver prestato servizio nella Legione Straniera pensavo non facesse più parte dei miei stati d’animo.             Il taxista mi chiede: “E sicuro di stare bene? Ha bisogno di qualcosa? Posso esserle d’aiuto?”

Io non dico e non faccio nulla, mentre ho la risposta della Principessa nelle mani. Vorrei buttarla nel cestino, ma so che non me lo perdonerei mai. Qualcuno viene a chiamare il taxista dicendogli:

“E’ il tuo turno, c’è della gente che ti sta aspettando per andare all’aeroporto”. Quest’ultimo indietreggia lentamente seguendo il collega, ma con lo sguardo fisso verso di me, sembra aspetti un cenno o solo un movimento che però non arriva, poi sulla porta a malincuore e senza più speranze, si volta verso i clienti e grida: “Arrivooooo”.

 

-Lettera della “Principessa”-

 

Amore,

Ti sto scrivendo con le lacrime agli occhi.

Mi sento ferita e con il cuore spezzato.

…..continua….